Il compleanno come strumento di misura

Dal vocabolario Treccani:
compleanno
s. m. [dallo spagn. cumpleaños, comp. di cumplir «compiere» e año «anno»]. – Giorno anniversario della nascita: festeggiare il c. (e, specificando: il 18°, il 60° c., ecc.); augurî per il tuo compleanno.

Il compleanno è il giorno dell’anniversario della nascita di una persona.
Ma siamo ancora sicuri che celebri questa ricorrenza?

Il compleanno è diventato da diverso tempo uno strumento di misurazione, non dell’età raggiunta dalla persona che compie gli anni, ma del legame tra chi li compie e coloro che dimostrano di ricordarlo inviando gli auguri allo scoccare della mezzanotte.
Il compleanno si trasforma in un evento “misuratore di relazioni”, svolge infatti la funzione di “affettometro“, stabilisce quanto una persona provi affetto, interesse e impegno nella relazione con colui che celebra il suo anniversario di nascita.

Negli ultimi anni si è creata l’abitudine di fare gli auguri a mezzanotte, questo gesto apparentemente semplice in realtà nasconde un retroscena piuttosto interessante, perchè da una semplice abitudine è nata in realtà una gara di priorità sociale.

C’è chi prepara il messaggio qualche minuto prima dell’arrivo della mezzanotte e attende di leggere “00:00” per inviare il testo che ha scritto.
Lo fa perchè ci tiene alla persona?
Lo fa per alimentare il proprio ego con la convinzione di essere arrivato prima e di aver dimostrato per questo il suo valore nel rapporto?
Lo fa perchè ha paura di andare a dormire presto e di ritrovarsi il mattino seguente a dover scrivere messaggi di scuse, oltre agli auguri, per farsi perdonare?

Può sembrare assurdo, ma c’è chi, colpito dal bisogno costante di dimostrazioni, si offende nel ricevere gli auguri in un momento successivo alla mezzanotte.

Ma quindi perchè facciamo gli auguri a mezzanotte?
Non esiste una sola risposta.
Arrivare per primi, dimostrare di essersi ricordati del compleanno, oppure semplicemente perchè sappiamo che l’altra persona si aspetta da noi che glieli facciamo proprio in quel momento, e magari per noi non ha un significato particolare, ma sappiamo che per l’altro invece lo ha.

Eppure questa abitudine risulta piuttosto illogica, perchè se andassimo a verificare davvero il momento in cui una persona è nata, risulterebbe che la mezzanotte non coincide necessariamente con l’istante della nascita e fare gli auguri in quel momento significa celebrare quell’anniversario prima ancora che sia arrivato il momento in cui quella persona sia effettivamente nata. Indipendentemente dall’orario della nascita, le 00:00 diventano il momento simbolico in cui tutti sentono di dover dimostrare per primi di ricordarsene.

Dare gli auguri a mezzanotte può trasformarsi in una gara a dimostrare chi ci tiene di più. Ricevere gli auguri dal mattino seguente invece può rappresentare una forma di dimenticanza e disinteresse.
La mezzanotte diventa il momento simbolico dell’arrivare primi, di tenerci davvero. Ma nella nostra società in cui la cultura della prestazione rappresenta la nostra ombra, non è solo importante il tempismo nel dare gli auguri, ma anche il come, ovvero la modalità in cui si fanno.
In questa dinamica vengono coinvolti i social network, fare gli auguri in modalità pubblica o privata fa la differenza: mettere una Storia su Instagram con la foto della persona, facendole gli auguri pubblicamente sembra dimostrare più affetto e interesse piuttosto che un messaggio inviato in una chat privata.
Inoltre, secondo l’Interpretazione dei messaggi, scrivere “tanti auguri!” significa essere persone fredde, non coinvolte emotivamente e disinteressate, che lo scrivono come per fare un favore e non perchè ci tengono davvero; al contrario, scrivere “tantissimi auguriiiiiiiiiiiiii❤️❤️” significa essere persone speciali, che dimostrano di tenerci all’altro, di essere affettuose e interessate a celebrare davvero l’anniversario di nascita di quella persona.

Capita pure che questa “dinamica della mezzanotte” venga usata per manifestare la propria posizione in un rapporto. C’è chi sceglie di non fare gli auguri in quel momento come segno di vendetta, per dimostrare di essere arrabbiato con l’altro, perchè sa che comunque quella persona conta i messaggi ricevuti in quel momento come chi davvero si interessa a lei.

Esiste pure chi ne fa un vanto di coloro che gli hanno dato gli auguri immediatamente a mezzanotte, convinto che quell’azione sia una dimostrazione di interesse.

Ma noi, facciamo gli auguri a mezzanotte perchè teniamo alla persona e le vogliamo bene o perchè desideriamo soltanto essere arrivati primi?

Siamo riusciti a trasformare gli auguri di compleanno in una competizione. Non basta ricordarsi di una persona, dobbiamo pure ricordarcene in tempo, prima degli altri.
Ma questa competizione non rimane confinata ad un piano esclusivamente temporale, si sposta pure ad un piano linguistico, e qui, il compleanno torna a svolgere la sua funzione di “affettometro” misurando la quantità di parole del messaggio. Non siamo più liberi di scrivere semplicemente “auguri”, ci sentiamo in dovere di scrivere messaggi più lunghi, con frasi dolci, lusinghe e complimenti, per non essere etichettati come freddi, insensibili, menefreghisti. Perchè i nostri messaggi vengono interpretati, confrontati e trasformati in prove di affetto.
Prestiamo attenzione non solo a ciò che vogliamo dire ma a cosa ciò che scriviamo può far pensare all’altro, e nasce una nuova pressione dell’aspettativa, la paura di non aver fatto abbastanza, perchè gli auguri non celebrano più quell’anniversario ma rappresentano noi stessi all’interno di quella relazione.
Chi non rispetta queste aspettative entra in una sorta di “black list” affettiva dove si ritrovano: chi non ha scritto a mezzanotte, chi ha scritto soltanto “auguri”, chi non ha pubblicato sui social, chi non ha usato abbastanza cuori o chi non ha dedicato abbastanza parole. Si crea una specie di graduatoria e classifica invisibile nella quale nessuno dichiara di voler partecipare, ma tutti sembrano consapevoli delle regole di questo gioco.

E così, anche per un gesto apparentemente innocuo come fare gli auguri, siamo continuamente destinati a rinunciare ad essere noi stessi in un mondo in cui per vivere bene dobbiamo indossare, diventare ed essere, maschere per gli altri, e nel tentativo di dimostrare il nostro affetto, finiamo per comportarci secondo le aspettative sociali. Non scriviamo più soltanto ciò che sentiamo, ma ciò che pensiamo di dover dimostrare.

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